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| Iole Fabbri Cambareri29.11.1903 – 5.10.1984 | Guiseppe Cagliostro Cambareri27.5.1901 – 31.5.1972 |

Arcanjo Mickael
Esclarecimento
Este blog foi criado com a finalidade exclusiva de divulgar para a humanidade como um todo os ensinamentos que foram passados dentro da Fraternidade Branca Universal do Arcanjo Mickael por mestres que se manifestaram com a intenção de orientar todas as pessoas que desejam seguir o caminho espiritual. Estes ensinamentos estão acima das questões materiais e são patrimônio da humanidade, que não devem ficar restritos a um grupo de pessoas, ou ao entendimento pessoal de cada um. Independente das condições evolutivas individuais, o Mestre com o seu amor incondicional deixou o ensinamento para todos indistintamente.
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Despertar da Consciência
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2007/07/16 19:21 ::


Os fundadores da Fraternidade Branca Universal do
Arcanjo Mickael, serão lembrados hoje amanha e sempre, como a união do Sol e da Lua radiantes e resplandecentes.
Do próprio Ser emitirão Amor e Luz na terra, atraindo os seres para a pirâmide e assim gerar as bases da Obra de Mickael .
” A construção de um novo Ser humano, rumo a união com o Seu próprio Ser Divino.
Obrigado,
Iole e Giuseppe Cambareri, sim vocês foram os grandes desbravadores do espírito nesta passagem para a terceira Era. A ERA DO AMOR.
“Caro Pino,
ti cosidero un fratello nella ricerca dello spirito.
Contro il mio gusto, ho dovuto cancellare i tuoi commenti sul mio blog , perché per oltre 12 mesi hai scritto commenti che non aggiungono niente, nessuna lezione ne idea spirituale per i lettori interessati nel percorso di ricerca del proprio spirito.”
Giuseppe Ripepi
Il Maestro ci disse
“Nessuna grande verità che Noi o che il più eccelso Maestro impartirà all’uomo può essere colta e compresa se nell’uomo non c’è l’Amore per la Vita e la sua azione a realizzarla (Ergos, il Maestro)”.
I
Incontrare il Maestro, ascoltare (non udire solamente) quanto ci suggerisce per meglio procedere sul Sentiero è accostarsi ad una sorgente perenne di acque cristalline e fresche…. Tuttavia, gli Insegnamenti, le acque cristalline e fresche, ci disseteranno -saranno di grande aiuto- se… noi saremo vivi e vitali… e –soprattutto- se li metteremo in atto. Il Maestro in tutti questi anni (dal 31 maggio del 1934) s’è espresso sempre con semplicità, quella semplicità disarmante che la Mente –avvezza com’è- ad escogitare complessi ragionamenti molte volte non intende e si prodiga a mille interpretazioni… per scoprire il cosiddetto “pelo nell’uovo”, o, per dividere il “capello” non in “quattro”, ma in “undici parti”. Quando ci si avvicina ad un Maestro, a parte la curiosità o la moda del momento, è perché si avverte una sorta di necessità e, in molti casi, per avere delle risposte… un Maestro “deve” avere le risposte alle nostre domande. Difficilmente ci si accosta come è uso fare con la propria Madre… … Un Maestro è –fondamentalmente- un estraneo, pertanto, verosimilmente, ci comportiamo com’è abitudine “collaudata” allorché ci ritroviamo fra estranei o in ambienti nuovi nei quali cerchiamo di essere accolti oppure di… mostrarci per quel che… non siamo.
L’Uomo, non è un essere solitario, fin dalla fanciullezza si relaziona con tutto il mondo che lo circonda; la fase di apprendimento ha inizio nell’ambito familiare nel quale si fanno i primi tentativi di esprimere il proprio modo di essere… e si sperimentano i tentativi di imporsi o… di essere accettato… è superfluo dire che, nel tempo, ci si ritrova a nascondersi dietro maschere di convenienza. Egli, il Maestro, a tale proposito ci esorta sempre: «…non mascherarti agli altri, mostrati come realmente sei; soltanto così la Vita sarà tua… soltanto così potrai viverla. Perché nascondersi, perché indossare maschere alla bisogna del momento, sii te stesso e sopra ogni cosa non mascherarti a te stesso…».
Insegnamenti, consigli, suggerimenti, esortazioni, ci sono stati donati -sempre e comunque- … ma non tutti siamo disposti ad accoglierli, farli nostri e viverli… fino in fondo; nella migliore delle ipotesi… alcuni si allontanano –prima o poi- …ritenendo più attendibile la “propria verità”, le “proprie conoscenze” e… negando -perfino- la Sua Presenza.
Il Maestro non ha imposto mai nulla né vi sono costrizioni ed appelli a rinunce, le sue parole sono l’invito costante ad essere noi stessi, consapevoli della nostra Umanità: «…vincere l’umanità? Trascendere l’umanità? Soggiogare l’orgoglio? Umiliarsi? No, sii saggio, non un uomo che ha conoscenza soltanto. L’umanità è l’Umanità occorre viverla, e, l’umiltà, quella che intendiamo, è tutt’altra cosa».
Certo, è alquanto difficile presentarsi e vivere “per quello che si è”… e le convenienze sociali… “gli altri”… non sono propensi ad accettare chi non si uniforma… ma a cosa serve “uniformarsi” se …ci si allontanerà da noi stessi, dal nostro “Vero-Sentire”?… «vivi te stesso, vivi i tuoi desideri… ricerca la tua essenza e vivila. Solo tu puoi conoscere e giudicare te stesso. Non un Dio né altri uomini saranno giudici della tua vita. Le tue azioni, il tuo pensiero, la condotta della tua vita stessa, sono il peso, la bilancia. Nessun inferno né alcun paradiso ti attende per premiarti o punirti. La tua vita stessa, come la vivi, è già un inferno o un paradiso, nell’oggi, nel domani. Tutto dipende da te; vivi l’oggi e sappi vivere in armonia, con amore e con tutto l’universo». Questi sono gli “Insegnamenti”, i “suggerimenti”, del Maestro; non limitanti, restrittivi, sono di largo respiro e possibilità di spaziare senza confini né paure di punizioni o gratifiche «noi non imponiamo all’uomo nessuna cosa, noi suggeriamo una condotta di vita in armonia con se stesso e con il creato; il suo pensiero sia conforme alle sue azioni e queste al pensiero. Perché ricercare il mistero di Dio quando siete lontani o ignorate voi stessi, la vostra essenza? Perché ostinarsi nell’ostentare ciò che non siete… è solamente per non essere emarginati o giudicati… o soltanto perché non volete assumervi la responsabilità delle vostre azioni?». Queste parole non sono verità trascendenti, astrusi concetti inapplicabili, utopie… ma, nonostante tutto, c’è chi si allontana, che decide di andar via, e, pertanto, chi si chiederà fino a quando l’uomo è disponibile a seguire un Maestro, non saprei dare una risposta precisa… ma accade che l’uomo, affermi con convinzione di voler seguire -fino alla fine della sua vita- un Maestro… e, invece, un bel giorno… gli volta le spalle, sbattendo finanche la porta… Le motivazioni addotte potrebbero essere tante, ma tutte, inequivocabilmente, hanno un identico finale, come da …copione. Chi si allontana… si ritiene essere nel giusto, incompreso dai compagni di viaggio e… dal Maestro!
Il Maestro ci disse «non dite Maestro ti seguirò fino alla fine della mia vita… piuttosto siate onesti con voi stessi, quello che oggi sostenete domani potrà non avere più lo stesso valore. Allora dite: finché sarò capace, finché ti riterrò nel mio cuore, ti seguirò». Certo è che non improvvisamente avviene che sbattiamo la porta e, verosimilmente, la radice di questo allontanarsi è solo da ricercare nell’uomo che… non è stato mai corretto con se stesso (ambiguo) e che, probabilmente, non ha mai prestato ascolto, per come affermava o dava intendere. In nessun caso, ritengo, è possibile addossare “colpe” a nessuno, e, non sorprendetevi più di tanto se ascolterete per esempio “stavo male, tutte le cose mi andavano male fintanto che non sono andato via” … sono alcuni dei tanti alibi-confezionati per rafforzare la tesi di chi… ritendendosi di essere nel giusto addossa le sue incapacità, la sua infelicità, le sue inadempienze, ad altri, e, soprattutto, al Maestro il quale verrà misurato, soppesato, giudicato.
Sulla felicità e sulle cause dell’infelicità, ho lungamente e molte volte parlato; un giorno il Maestro ci disse: «non è legittimo sperare nella felicità… ma desiderarla, ricercarla, si! Gli uomini, sperando solamente, non la incontreranno mai o se la lasceranno sfuggire se non l’hanno conquistata. Solamente quando l’Uomo ha perduto un qualcosa… si avvede di quel che aveva, ma è già tardi».
L’Uomo è l’Universo, tuttavia egli si crogiola al fuoco che altri hanno acceso preferendo leccarsi le ferite, commiserarsi, che agire ed essere se-stesso: «L’ignoranza è il peggiore di tutti i mali che l’uomo si causa, l’ignorante è colui che non osa guardare e vedere, che tende l’orecchio e non ascolta; l’ignorante è colui che preferisce spiare dalla feritoia la Vita e non osa, l’ignorante è colui che gli è conveniente restare nell’ombra ed indossare maschere e abiti di altri o che altri gli danno da vestire» pertanto, dice il Maestro: «Non chiudere gli occhi, guardati dal tremore dell’insicurezza e del dubbio, sii audace, osa, sfuggi all’insidia dell’ignoranza, combattila. Vivi la vita e sii artefice di Vita… non avete l’eternità a vostra disposizione perché i giorni dell’uomo sono contati».
Queste sue parole non erano dissimili a quanto, negli anni, avevo appreso dal Mio Maestro: «osare sempre, combattere l’ignoranza, scendere nella profondità degli Insegnamenti; non fermarsi alle apparenze (le maschere) degli uomini, ma ascoltare il loro cuore perché, anche quando sorridono e si mostrano affettuosi, non sempre è quel che si agita in loro; essere sempre vigile e scrutare il sentire dell’umanità per comprenderla. Vivere la mia vita perché i miei giorni sono contati. Non sperare nella felicità gratuita e non sperare nella felicità a buon mercato, conquistarla… solo così è possibile apprezzarla pienamente e mai lasciarsela sfuggire, viverla».
……Le sue parole: «Vi è una stagione in cui matura il grano ed una stagione in cui spunta il trifoglio… non hai l’eternità a tua disposizione!» le avevo profondamente incise nel mio essere. Si, è innegabilmente vero che c’è una stagione in cui matura il grano ed una in cui spunta il trifoglio! Tuttavia, diversamente dal trifoglio… affinché il grano maturi, necessita essere seminato e che… si rende opportuno eliminare le piante infestanti dal campo perché farebbero stentare la crescita delle spighe e Lui, il Maestro più volte ci disse «siate come la spiga di grano che si piega verso la Terra… così l’uomo potrà trarre nutrimento. E l’Uomo è l’Umanità».
Se è inconfutabilmente vero che l’uomo non ha l’eternità a sua disposizione… è certo che le piante infestanti… sono diverse e di tante specie. Pensate, per esempio, al convolvolo; bello a vederlo fiorito nelle sue varietà di colori… ma invade e sommerge ogni cosa. Similmente accade all’uomo se consente di essere “invaso e sommerso” da “preconcetti”, “pregiudizi”, “idee”, “rappresentazioni mentali”, “dottrine”, “ammaestramenti”, non connaturali al suo essere. Pertanto, se questo avviene, sarà molto facile perdere il vero movente della stessa esistenza, della sua stessa manifestazione. Ma c’è dell’altro che dovrebbe farci riflettere non poco: «non sovraccaricatevi di rifiuti, sappiate distinguere il grano dalla gramigna, ciascuno di voi porti se stesso… se tu puoi portare un peso che per altri è rovinoso, pur volendo non potresti sostenere il peso della piuma di un altro». Qualsiasi essere vivente su questo (come su qualunque altro) piano dell’Esistenza non solamente deve ri-scoprire il suo Sé individuale e divino giacché l’Universo, che è multidimenzionale e correlato, ripone in ogni essere la “prerogativa” che è un “imperativo imprescindibile”, “inevitabile”, il “risvegliare” il Sé multidimenzionale nella compartecipazione fra Tutti gli esseri ed il Tutto-Esistente poiché nulla esiste separatamente dal momento che Tutto è unito a Tutto dove ogni singolo-esistente interagisce ed è intimamente collegato ad interazioni legate e interdipendenti che lo fanno esistere nella multiformità della Vita. Pertanto, necessità “Vivere” in Armonia nella sincronicità e correlazione universale. Questi non sono “ipotesi”, “congetture”, “fantasie”, “utopie”, “miraggi”, “prospettive seducenti”, “speculazioni intellettive”, né sono concetti “astrusi”, “incomprensibili”, “inesplicabili”, “impenetrabili”, “inaccessibili”, e, l’uomo, ogni singolo essere, non ha l’eternità a sua disposizione… oppure, come disse il Maestro, è dannoso comportarsi come quell’uomo «che è in attesa sulla riva di un fiume. Guarda passare l’acqua e dice: sono qui».
Molti sono coloro che siedono -in attesa- sulla riva del fiume della Vita. Molti sono coloro che dicono “sono qui” alla Vita, e, “si accampano”, come disse il Maestro, in quella “lingua di terra che si estende nel mare tempestoso” chiamata “Incertezza”. Essa, quanto la sua numerosa e variegata famiglia, fa dire all’uomo “sono qui” e lo rende non solo insensibile, apatico, indifferente, -finanche- può accadere che quell’uomo si senta di vivere una vita “spiritualmente evoluta (?)” giacché il mare tempestoso della Vita non lo tange con i suoi flutti e le sue maree… ma un essere di tal fatta, non si allontana dalla Vita che –comunque- scorre, passa e non è più?
“Esitazione”, “indecisione”, “dubbio”, “insicurezza”, “perplessità”, “timore”, sono alcuni dei “compari di bivacco” figli dell’Ignoranza e dell’Ignoranza di se stessi… che lusingano l’uomo che si è accampato sulla riva del fiume o in quella lingua di terra… «ma l’acqua scorre e non è più… Anche il tempo, anche la vita scorre… Potrai rimanere sempre lì» disse il Maestro? A cosa conduce l’aver lottato, combattuto, per passare attraverso la palude e gli acquitrini che molte volte si frappongono fra noi ed il fiume della Vita, e, se abbiamo fatto questo perché abbiamo desiderato “il fiume”, perché una volta raggiunta la sua sponda… ci accampiamo? In attesa di cosa?
Ribadisce il Maestro «…i giorni dell’uomo sono contati, e… Voi fate giorno, notte, giorno, notte… ma rammentate: i giorni dell’uomo sono contati… non inseguite quel che non potrete mai raggiungere, similmente non tessete quello che la notte disferete… sperando nel sopraggiungere di un qualcosa che vi dia convincimento. Se oggi avete nelle mani il fiore della vita, non lasciatelo morire, non lasciate che altri lo calpestino. Custoditelo con amore, nutritelo con amore affinché mai sfiorisca…».
Si, spesso e volentieri, l’uomo, consapevolmente o no, come sollecita il Maestro, si accampa -alla meglio- ai margini della Vita, oppure si attarda a prestare «…ascolto al canto delle sirene che v’inducono a cogliere e ad indulgere a piaceri di breve durata, oppure, ammaliatrici, vi persuadono a non incamminarvi …vivere nella interezza della Vita…». Certamente, fin tanto che siederemo o ci accamperemo “sulla riva” del fiume della Vita «sperando nel sopraggiungere di un qualcosa che dia convincimento» ben poco realizzeremo la Vita e la Vivremo dal momento che quel “convincimento”, quella “certezza” che “dovrebbe” sopraggiungere «…non arriverà mai poiché la certezza deve nascere in voi e da voi stessi e non può esservi data da altri né da Noi».
Si, la certezza deve nascere in noi, è inutile chiederla o cercarla “negli” altri o “dagli” altri; a tale proposito necessita comprèndere che ciò che vediamo o notiamo -negli altri- è quello che proiettiamo -di noi- negli altri, in chi ci sta accanto, pertanto, è noi che dobbiamo “conoscere”, “capire”, per prima cosa accettarci per ciò che siamo… e solo così potremo accettare chiunque sarà sulla nostra strada tenendo ben presente che «più vi attarderete, più presterete ascolto alle voci seduttrici delle sirene, più morirete ogni giorno di più nell’intima essenza del vostro esistere…». Prestare ascolto «alle voci seduttrici delle sirene» ai “si dice” ci allontana dai nostri desideri, dai nostri sogni, dalla nostra stessa vita e… non è cosa dell’altro mondo! Quanti sono coloro che si lasciano trascinare… dal canto delle sirene e finiscono –inevitabilmente- col naufragare?
Quanti sono coloro che lasciano al “tarlo” di scavare nel loro cuore e non si rendono conto che «più che vivere, l’uomo si compiace di sopravvive perché il suo vivere è sopravvivere. Come la cicala della favola, vi ritroverete al tramonto e nella stagione fredda della vita. Il vostro appello sarà inutile… il fiore che avevate lo avete lasciato morire… lo avete fatto morire…».
«Vivere costantemente nell’oggi… ecco cosa è importante! Sii te stesso, ora!» ci esorta il Maestro ed il fulcro è proprio l’agire, il “qui ed ora”, il non rimandare ad un non meglio definibile domani quello che possiamo fare oggi: questa è “la via”, la Vita, che ci suggerisce il Maestro perché «tu stesso segni il tuo destino, lo segui e descrivi il tuo avvenire… cooperando ad intessere la senza limiti griglia della Vita con ogni altro singolo essere esistente e con l’Infinità e, loro, con te». Si, è indiscutibile che il destino, il cosiddetto destino, lo forgiamo noi istante per istante; le nostre azioni (anche quelle che facciamo di tutto per tenerle nascoste), il nostro dire (che molte volte non corrisponde a quel vorremmo dire), e, soprattutto, il nostro pensiero (anche quello non espresso), sono la officina, il mantice ed il fuoco, l’incudine, le tenaglie ed il martello, e, la Vita, la nostra, è il ferro che plasmiamo e modelliamo. La nostra attenzione, la nostra fantasia, la nostra immaginazione, il nostro desiderio, il nostro sognare, ci permettono di realizzare la Vita… di dare forma, sagoma, impronta e spirito indelebile, unico, irripetibile, al ferro tratto dal crogiuolo della Vita Universale «sii artefice della tua vita, nessun altro ha il diritto né può arrogarsi di interferire nella tua vita».
Gli uomini che si accostano ad un Maestro, chiedono di tutto, e, in genere, quel che chiedono è una loro necessità.
Avere la possibilità di poter dialogare con un Maestro… implica molte cose… personalmente ho ritenuto sempre di non porre domande sulle mie necessità… ma di avere dei chiarimenti su quel che non riuscivo a comprendere oppure che… le risposte che mi davo… mi sembravano incomplete… mancanti di un qualcosa di fondamentale che mi sfuggiva… ma ogni essere è unico e diverso dagli altri, è vero, e, ci fu chi (e non l’unico) chiese di essere “illuminato” e, il Maestro, disse: «Non chiedere l’Illuminazione. L’Illuminazione è della mente e quindi dovrai applicare la tua intelligenza per comprendere… sii semplice, sii semplice, e porta con semplicità queste parole all’uomo; chi ti ascolterà sarà con te… il Sapere può condurre alla Saggezza, si, ma solo se c’è Amore… osserva ogni cosa, ma è nel volto della tua compagna che vedrai l’Amore, e… la Vita è la tua compagna. Ella è la Divinità; negli occhi della tua compagna vedrai riflessa la Divinità, e, la Divinità è la Vita. Questo devi chiedere… come fare per non restare cieco…».
Si, gli uomini chiedono di tutto ad un Maestro, e, l’illuminazione, la tanto rinomata “illuminazione”, la “grazia divina” …che agli occhi dei molti… ti fa grande «a cosa servirà se nel vostro cuore, nel vostro essere, non ricercate e date spazio all’Amore, alla Vita?».
«Che chiede l’uomo se non l’Amore, se non la Vita?! … Vivere è meraviglioso, amate la Vita, amate ogni cosa, non chiedetevi se è più giusto cercare l’illuminazione oppure andare pellegrino per il mondo portando serenità, amore, comprensione, aiutando chi è sul vostro cammino, senza chiedere nulla- Andate per il mondo senza chiedere nulla, che non è difficile ma è semplice, come semplice è la Vita. All’uomo non necessita conoscere i misteri insondabili dell’Essere e del Divenire. È un sovrappiù! …La Vita necessita della Vita e quindi cercate di assecondare la Vita… amandola. Ma, per prima cosa, prima di inoltrarvi nel cammino, amate voi stessi, colmatevi d’Amore…».
Con quanta semplicità il Maestro ci mette al corrente e ci suggerisce di mettere in atto nel corso della nostra vita «Agli uomini che ascoltano, che sapranno aprire il cuore, Noi portiamo l’Amore della Madre. Sappia l’Uomo dirigere il suo destino e riconoscere che è il fiore meraviglioso della Vita, che egli è la Divinità stessa che sta cercando di ritrovare la consapevolezza del Suo Essere».
Ma chi è un Maestro, chi è il Maestro? …«Noi siamo la Madre, Noi vogliamo che gli uomini sappiano riconoscere il fratello, che non siano isole, che non siano castelli fortificati. Noi chiediamo che l’uomo sappia portare sulle sue mani il cuore ed offrirlo all’umanità: questo è quanto annunciamo… Cercate l’Amore, donatelo! …Amate la Vita, fate comprèndere all’uomo la meravigliosità della Vita… Noi veniamo all’Umanità come Madre… perché solo la Madre stringe a sé ogni Creatura. Ma sappiate …Amare è Donare senza chiedere… Non rimanete mai con le mani vuote! L’uomo chiede bussando alla vostra porta, ma se voi non accorrete a questo bussare… perderete l’attimo per voi stessi!… perché, figli, il mendicante, quando tende la mano, prende? …No, figli! …Egli vi dà l’opportunità di aprire il vostro cuore… ma non dite “la porta della mia casa è aperta”… rimanendo in attesa… di un eventuale tocco…».
Essere al seguito di un Maestro, significa –per prima cosa- averlo “accettato” nel proprio essere, e, altra cosa imprescindibile e non secondaria, essersi “arresi” a lui.
Tuttavia nei rapporti dell’uno con l’altro… fra coloro che “affermano” di voler seguire un Maestro, il Maestro, …basta solamente condividerne gli Ideali, gli Insegnamenti, il Maestro stesso? Certo è che non facile cosa dal momento che ognuno dei “discepoli” vorrebbe, in cuor suo, l’esclusiva, e, vero è –anche- che fra i “discepoli”, “i seguaci”, “gli apprendisti”, se così vogliamo definirli, spesse volte insorgono incomprensioni ed altro… e, a tale proposito, il Maestro disse: «chi tace e mal pensa, chi tace e sussurra, chi tace e calunnia, chi tace e denigra, …non può essere riconosciuto assertore di alcuna verità, non può, assolutamente non può essere stimato spiritualista degno di fede e di onore. La sua condotta l’assimila al bandito di strada che colpisce a tradimento. Il silenzio, quando diventa ostinato silenzio, è simile ad una catena di montagne invalicabili. …Chi tace, trincerandosi nel silenzio perché lo ritiene giustificato, legittimo, invece di gettare un ponte, di tendere la mano, non fa che precipitare nel baratro allontanandosi sempre più dai suoi fratelli, dal Maestro, dalla Fratellanza… ».
Il Maestro, in diverse occasioni, s’è anche espresso narrandoci dei “racconti allegorici”, similitudini agli accadimenti della vita che necessitano essere compresi da ogni singolo nella misura in cui è capace. Quanti hanno “veramente” meditato quei racconti figurati? Quanti –invece- li hanno ritenuti “emblematici”, oppure –nella migliore delle ipotesi- diretti ad altri… e …scartati? «È facile scartare, sostituire, allontanare, difficile è dare una svolta al modo di vivere che riteniamo non essere ciò che vogliamo in quanto più che vivere è sopravvivere…». Si, è facile “scartare, sostituire, allontanare”, pertanto, sono in molti coloro che si ritrovano ad avere armadi, ripostigli, soffitte, cantine, pieni di cianfrusaglie e di abiti smessi… «ma è poi veramente difficile l’eliminare o il dare una svolta al sopravvivere… per vivere». Il Maestro disse che c’è molto comodo nascondere la testa… come è uso fare lo struzzo …giacchè in qualunque momento possiamo ritornare sui nostri passi e… quei vestiti smessi, quelle cianfrusaglie, ci potranno tornare utili… per continuare a sopravvivere incuranti della durata della nostra vita, incuranti di chi ci sta intorno.
Si, queste e tante altre cose, il Maestro ci suggerisce per meglio procedere nel cammino della Vita, la nostra!
Note:
Quanto detto dal Maestro è tratto dai “Regesti” della S.F.B.U.A.M. (1984/2002) e dall’Archivio della F.B.U.A.M. (verbali delle sedute, 1948 Roma, P.za delle Muse).
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